Come distinguere tra suicidi di imprenditori e statistica emotiva

Meglio dirlo prima. La gravità del fenomeno non è in discussione, la drammaticità delle singole storie tantomeno. Né la loro realtà: decine di imprenditori si sono suicidati in Italia dall’inizio del 2012. Il punto interrogativo riguarda altro: sono attendibili, da un lato, la misurazione statistica di questa vicenda e ancor di più, dall’altro, la narrazione politico-giornalistica che ne consegue, ovvero che la crisi economica ha fatto aumentare il numero dei suicidi fra gli imprenditori?
12 AGO 20
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Meglio dirlo prima. La gravità del fenomeno non è in discussione, la drammaticità delle singole storie tantomeno. Né la loro realtà: decine di imprenditori si sono suicidati in Italia dall’inizio del 2012. Il punto interrogativo riguarda altro: sono attendibili, da un lato, la misurazione statistica di questa vicenda e ancor di più, dall’altro, la narrazione politico-giornalistica che ne consegue, ovvero che la crisi economica ha fatto aumentare il numero dei suicidi fra gli imprenditori? Due domande che significano necessità di guardare con freddezza il trend mediatico, la statistica spettacolo, l’irresistibile fascino dei numeri che puntano alla drammatizzazione collettiva della crisi, sommando anche ciò che non si potrebbe sommare e omettendo qua e là i numeri che suscitano dubbi, anziché certezze. Il sito Fact Checking della Fondazione Ahref per la qualità giornalistica smonta il dato madre, quello fornito con un comunicato dalla Cgia di Mestre guidata da Giuseppe Bortolussi ai primi di aprile: ovvero che fra il 2008 (anno d’inizio della crisi) e il 2010 (ultimo periodo di riferimento, il 2011 non è ancora stato analizzato) i suicidi per motivi economici sono aumentati del 24,6 per cento.
I suicidi per motivi economici, spiegava la Cgia di Mestre, sono stati 150 nel 2008 e 187 nel 2010. L’associazione dimenticava però di citare il dato del 2009, quando i suicidi per motivi economici erano stati 198, e di far notare che pertanto fra il 2009 e il 2010 c’era stato semmai un calo quantificabile nel 6 per cento. E soprattutto di spiegare che “motivi economici” somma storie molto diverse e non tutte assimilabili tanto più che, fonte Istat, i moventi dei suicidi sono ricavati sulla base dei referti medici non sempre in grado di dare conto dei particolari. Senza contare che è l’intero campo delle statistiche sui suicidi a essere scivoloso: si tratta di un numero piuttosto stabile in Italia, nell’ordine di tremila l’anno, ma appena ci si addentra nelle cause si capisce che la selezione è complicatissima. Non per la Cgia e l’Eurispes, l’altro istituto che si è dedicato a questi numeri. Entrambi si sono specializzati nelle statistiche sul tamburo, sfornate settimanalmente sui temi più svariati. Ne è nata una polemica, con lettera del presidente dell’Istat Enrico Giovannini sul Corriere della Sera e inviti a resistere alla sindrome della classificazione/manipolazione proprio a proposito dei suicidi degli imprenditori, firmati dallo specialista delle piccole imprese Dario Di Vico.
Naturalmente sarebbe difficile, oltreché cinico, sostenere che la crisi economica favorisca il calo dei suicidi; ma non aiuta la verità nemmeno trasformare il verosimile in certezza. Così facendo, gli imprenditori che hanno scelto di togliersi la vita diventano i testimonial della battaglia contro le banche e i numeri aiutano la collettivizzazione emotiva, poco scientifica ma mediaticamente efficace (“bucano”, scrive Giovannini), addirittura esposti a sortite ributtanti come quella di Antonio Di Pietro, arrivato a dare dell’assassino a Monti. Freddezza dei numeri, inutili polemiche fra statistici a fronte di tragedie umane, osserva qualcuno. Ma la critica alla statistica spettacolo serve solo a non strumentalizzare.